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Il programma politico per le elezioni regionali PDF Stampa E-mail
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Martedì 02 Marzo 2010 13:17

Il programma politico della lista Federazione della Sinistra - Verdi per le elezioni regionali in Puglia

PREMESSA

La Puglia nel contesto attuale

Queste elezioni regionali avvengono in un contesto generale di profonda crisi: economica, democratica, culturale e morale.

Il Paese è governato in modo autoritario e irresponsabile, frastornato da una classe dirigente incapace e di basso profilo morale.

L’opposizione istituzionale è spesso debole e insufficiente, priva di una parte significativa della rappresentanza politica.

In tale situazione l’esito delle elezioni regionali acquista un significato particolarmente importante.

La Puglia negli ultimi cinque anni è stata scossa dal vento del cambiamento dopo decenni di governi regionali fallimentari che avevano rinchiuso la nostra terra, le nostre città in una condizione di lontana periferia.

Un vento di cambiamento contrastato dai poteri forti, a volte indebolito e appannato da ritardi, oscillazioni della stessa coalizione di maggioranza. Va rilanciata la stagione della primavera pugliese con la sua radicalità, perseguendo una politica di difesa e valorizzazione del ruolo pubblico. L’impresa non può essere centrale nel prossimo governo regionale, a discapito di bisogni diffusi ed insopprimibili di donne, giovani, precari. Per rendere possibile questa politica e per evitare regressioni centriste occorre rafforzare, nello schieramento di centro-sinistra, le posizioni più rigorose, più coerenti con le idealità, i valori della sinistra e dell’ambientalismo. Più democrazia partecipata, più ascolto verso le istanze di base, maggiore protagonismo delle associazioni, riequilibrio tra Esecutivo e Consiglio Regionale a vantaggio dell’organo elettivo.

La lista “La sinistra – l’ambiente”, che mette insieme la Federazione della Sinistra e i Verdi, rappresenta un’istanza di unità e una risorsa a disposizione dei Pugliesi, per garantire in Consiglio Regionale scelte politiche coerenti con i contenuti e i sentimenti di questa campagna elettorale.

Nichi Vendola presidente è una scelta fondamentale. Da solo non basta.

Oggi, più del 2005, c’è bisogno di una sinistra coerente e dell’ambientalismo. Non si possono istituire i parchi naturalistici e paesaggistici per poi lasciarli al loro destino.

Vanno confermate le scelte strategiche a vantaggio dell’eolico, del fotovoltaico e delle biomasse, ma non si possono trasformare le campagne pugliesi in selve metalliche e in un diffuso panorama di pannelli solari, a danno dell’agricoltura di qualità e del turismo compatibile e rispettoso del territorio.

Oggi, come ieri, c’è bisogno della sinistra e dell’ambientalismo per contrastare il nucleare e la dipendenza dal carbone.

 

 

Il filo conduttore: ruolo pubblico e bene comune

La teoria neoliberista del libero mercato come regolatore delle relazioni economiche e sociali ha prodotto ovunque l’aumento delle disuguaglianze e l’aggravamento della crisi ambientale.

Il filo conduttore di un programma che si misura con il tema dell’alternativa è l’assunzione della responsabilità pubblica in campo economico, sociale, ambientale. La finalità che ne orienta le scelte è la salvaguardia del bene comune, inteso come patrimonio di risorse e di diritti incompatibili con la logica del profitto, dall’acqua al paesaggio, dalla salute al lavoro, al sapere. Al centro si pone la dignità della persona ed il suo rapporto di contiguità con il resto del vivente e con la natura.

 

Perché la lista “La sinistra – l’ambiente”?

La lista “La sinistra-l’ambiente” è coerente con i presupposti culturali e con i contenuti programmatici: li rappresenta e li interpreta nei suoi simboli e nel profilo delle candidature.

In lista vi sono uomini e donne, lavoratrici e lavoratori, esponenti del mondo delle professioni e dei movimenti: ciascuno di loro rappresenta una storia, una lotta collettiva, ed insieme disegnano un progetto corale, una traccia capace e degna di futuro.

Non vi sono i collettori di voti, i transfughi dagli altri schieramenti, gli opportunisti spregiudicati, gli emissari dei poteri forti, i collusi.

 

La questione morale e la legalità: precondizione del programma

L’etica della politica è precondizione del programma e rappresenta una vera e propria emergenza democratica: essa viene prima di ogni contenuto e necessita di una vera rivoluzione morale.

I nostri candidati e candidate adottano un codice etico basato su principi a tutela della moralità pubblica, con l’impegno ad evitare, nell’ambito della propria attività istituzionale, ogni possibile conflitto d’interessi.

Per combattere i costi impropri della politica senza deprimere gli spazi di democrazia è necessario ridurre compensi eccessivi di consiglieri e assessori regionali ed eventuali benefit impropri.

La Regione deve mettere in campo regole chiare e trasparenti per la gestione della cosa pubblica, improntate al rigore e al contrasto degli sprechi e dei privilegi, ad esempio assumendo criteri di trasparenza nelle nomine e limitando il ricorso alle consulenze e alle dirigenze esterne.

La separazione fra i compiti di indirizzo politico e quelli di gestione, così come le scelte basate esclusivamente sul merito e sulle competenze effettive contribuiscono ad evitare commistioni e intromissioni indebite.

La regione deve dotarsi di un osservatorio antimafia, stipulare appositi protocolli per la legalità con le prefetture, atti a creare un sistema di controllo e monitoraggio sulle imprese e sugli appalti, istituire commissioni di vigilanza con il supporto della GdF e degli uffici centrali delle banche per l’ intercettazione dei capitali illeciti.

 

Nodi programmatici: lavoro, natura, cultura, diritti e democrazia

Il programma non è una lista della spesa. Riteniamo necessario individuare i nodi programmatici utili a delineare una prospettiva politica complessiva di cambiamento e di alternativa. Per questo sono individuate quattro macroaree: lavoro, natura, cultura, diritti e democrazia. All’interno di ciascuna di esse sono inscritti i contenuti programmatici essenziali e qualificanti.

 

Lavoro

 

Lotta alla precarietà e alla disoccupazione

La crisi economica globale e nazionale non era inevitabile: essa è il frutto di scelte scellerate le cui conseguenze gravano sulle spalle di chi le subisce invece che dei responsabili. I processi di precarizzazione e l’attacco ai diritti dei lavoratori, l’espulsione di centinaia di migliaia di uomini e donne dai processi produttivi e l’assenza di prospettive per un’intera generazione richiedono interventi decisivi a contrasto dei provvedimenti vergognosi del governo centrale. In Puglia i tassi di disoccupazione sono superiori alla media nazionale, con percentuali impressionanti per le donne. La crisi è tutt’altro che superata, come ammesso dalla stessa Confindustria.

Le lotte dei lavoratori, dall’Agile di Bari all’Adelchi del Salento (solo per citare alcuni esempi emblematici) devono trovare nella Regione un interlocutore in grado offrire risposte e soluzioni.

Va avversato in ogni modo la logica delle delocalizzazioni e delle speculazioni urbanistiche e vanno posti vincoli a salvaguardia dei livelli occupazionali e della permanenza delle imprese sul territorio.

Vanno previste misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito:

  • salario sociale;

  • pacchetti di servizi gratuiti per le classi sociali svantaggiate;

  • sostegno a forme di aggregazione in cooperativa dei lavoratori delle imprese a rischio, con adeguati finanziamenti, supporto tecnico e assistenza nella promozione del mercato;

  • estensione degli ammortizzatori sociali ai soggetti oggi non tutelati e impegno per il riassorbimento dei lavoratori precari ed esternalizzati;

  • impulso all’economia sociale ed ecocompatibile;

  • sostegno al microcredito per l’agricoltura, l’artigianato, la piccola impresa, l’autoimprenditorialità cooperativa;

  • misure di tutela delle botteghe storiche, della piccola distribuzione, della vendita diretta e della filiera corta, del commercio equo e solidale;

  • controllo dei prezzi dei mercati di interesse regionale e accessibilità dei dati ai cittadini e alle associazioni dei consumatori.

 

Si utilizzi il criterio del mantenimento dell'occupazione e del rispetto dei contratti collettivi nella concessione di finanziamenti alle imprese.


 

Agricoltura: innovazione e tradizione

Il modello agricolo deve rappresentare un’alternativa alla speculazione edilizia, alla disoccupazione e all’emarginazione sociale, all'abbandono delle zone interne, alla povertà crescente; deve porre con forza la questione della qualità dei prodotti, legata al lavoro, alla tipicità, alla territorialità e alla tracciabilità.

Devono essere incrementate le attività agro-silvo-pastorali e artigianali tradizionali, incentivando le produzioni locali e l'occupazione, anche attraverso la valorizzazione delle terre pubbliche, favorendone la gestione attraverso attività ecocompatibili: agricoltura biologica e agricoltura sociale.

 

Turismo: natura e cultura

Il binomio natura e cultura può essere l’elemento caratterizzante per progettare lo sviluppo complessivo del turismo sul piano territoriale.

Il ruolo della Regione deve essere quello di garantire il raccordo fra le risorse turistiche primarie (paesaggio e patrimonio culturale), la vocazione del territorio e le imprese turistiche, attraverso il governo dei sistemi turistici locali e un’organica politica di promozione.

 

Natura

 

Acqua: un bene vitale

L’acqua è una risorsa preziosa ed esauribile, un bene vitale e un diritto inalienabile della persona, quindi privo di rilevanza economica.

La Regione Puglia deve intraprendere definitivamente la strada della ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, a partire dalla trasformazione della sua ragione sociale da spa in ente pubblico, e opporsi ai processi di privatizzazione forzata messi in atto dal Governo Nazionale in ossequio agli interessi economici delle multinazionali e degli speculatori.

Ripubblicizzare significa restituire alle assemblee elettive e alla partecipazione democratica il controllo in tema di investimenti e tariffe. In tal senso il ricorso alla Corte Costituzionale avverso l’art.15 del decreto 135/2009 ed il sostegno ai referendum abrogativi sono essenziali in questa battaglia di civiltà.

Così come non va trascurato l’impegno per riparare le perdite del sistema idrico, per la destinazione dei prelievi di acqua potabile all’uso domestico e lo sviluppo di filiere per il reimpiego di acque depurate da destinare a fini industriali.

Politiche energetiche

La Puglia produce tre volte il proprio fabbisogno di energia. E’ necessario fermare i progetti di impianti e centrali che non utilizzino le fonti rinnovabili. La scelta dell'eolico e del fotovoltaico va messa in pratica in modo da evitare speculazioni e consumo di territorio agricolo: si metta comunque fine alla costruzione di mega impianti e si attui la vera “generazione elettrica distribuita” attraverso microeolico, solare termico e fotovoltaico incentivando l'installazione di impianti condominiali e su edifici pubblici. La taglia di 1MW deve essere il limite superiore da non oltrepassare e su cui fare controlli per evitare raggiri. A proposito dei mega impianti, ribadiamo la nostra contrarietà a quelli a biomasse liquide: queste provengono dalla cosiddetta “filiera lunga”, da produzioni speculative che stanno cambiando in peggio le economie di paesi in via di sviluppo come efficacemente dimostrato dalla campagna “salva le foreste” di Greenpeace.

Le piattaforme petrolifere lungo le coste, programmate dal Governo nazionale, vanno bloccate in modo deciso.

Va incoraggiata e sostenuta la partecipazione delle comunità alle scelte in materia energetica, anche attraverso l’istituzione della consulta permanente di associazioni e movimenti ambientalisti, con effettivo potere consultivo.

Il no al nucleare è senza se e senza ma.

 

 

Rifiuti.

Per una politica dei rifiuti sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale è centrale la scelta della raccolta differenziata spinta, il recupero e il riciclaggio, con agevolazioni al sistema del porta a porta e il sostegno alla rete di imprese locali per utilizzo di "materia primaseconda".

A tal fine è necessario recuperare il ritardo nella costruzione e integrazione di impianti pubblici di compostaggio, senza i quali ogni proponimento di raccolta differenziata e di riciclaggio resta pura petizione di principio. Tale ciclo, in uno con la riduzione dei consumi, renderebbe inutile il ricorso alle discariche e alla produzione di cdr e conseguente incenerimento: o si ricicla o si brucia. Questi obiettivi si perseguono anche scorporando la fase della raccolta da quello dello smaltimento. Va impedito ogni possibile conflitto d’interesse dei gestori appaltatori della raccolta e la loro condizione di proprietari e gestori degli impianti quali discariche, produzione di cdr e termovalorizzatori, che in Puglia sono tutti privati e praticamente in regime monopolistico.

Particolare impegno va profuso nella costruzione di un piano di chiusura, bonifica, recupero e messa in sicurezza delle discariche che in passato hanno inghiottito ogni tipo di rifiuto, con danni per la salute e per l’ ambiente.

Non è più rinviabile una promozione della cultura della riduzione dei rifiuti: si inizi con tavoli tecnici con gli operatori della grande distribuzione commerciale per sostenerli in un ripensamento della produzione di imballaggi.

 

Territorio.

Finalmente la nostra regione, in ritardo rispetto alle altre a causa della miopia della gestione Fitto, si è dotata di un Sistema Informativo Territoriale. Si proceda al suo potenziamento e alla costruzione di una autentica rete con i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale e si stimoli ulteriormente la distribuzione dei dati territoriali da parte dei Comuni.

Si approvi in maniera definitiva il Piano Paesistico regionale. Si implementi un sistema di contabilità economico-ambientale.

 

 

 

Cultura

 

Produzione e fruizione culturale

La cultura va assunta come valore strategico per la crescita civile, sociale ed economica.

Teatri, fondazioni lirico-sinfoniche, imprese del settore e dell’indotto sono a rischio chiusura, così come è a rischio la produzione cinematografica.

E’ necessario ampliare le possibilità di formazione e fruizione di cultura, coinvolgendo i soggetti del territorio più che puntare sulla politica dei grandi eventi, che rappresentano precarietà del lavoro, precarietà della cultura.

Fondamentale è il ruolo della Regione per promuovere lo sviluppo culturale e garantire:

  • trasparenza e rigore della gestione delle istituzioni e nelle nomine degli enti culturali;

  • momenti permanenti di confronto, elaborazione e verifica con i soggetti sociali e culturali del territorio;

  • ammortizzatori per i lavoratori dello spettacolo;

  • facilitazioni per i giovani e i meno abbienti, convenzioni con le scuole:

  • creazione di spazi pubblici per la cultura e di circuiti regionali per la circolazione dei prodotti culturali;

  • formazione professionale pubblica (biblioteche, laboratori, centri di sperimentazione);

  • sostegno economico alla produzione culturale dei territori, autonoma e indipendente.

 

Scuola

Le politiche nazionali degli ultimi decenni, fatte di tagli finanziari, precarizzazione del lavoro e frammentazione del sistema scolastico hanno prodotto un impoverimento culturale e sociale della scuola italiana.

La Regione deve impegnarsi a:

  • contrastare il “federalismo” dell’istruzione e garantire il carattere nazionale del sistema d’ istruzione, nel rispetto degli articoli 3 e 33 della Costituzione Italiana;

  • opporsi al finanziamento pubblico della scuola privata;

  • ampliare l’offerta pubblica di nidi, primo spazio di prevenzione dello svantaggio e di investimento sulla persona, e generalizzare la scuola pubblica per l’ infanzia;

  • istituire la Consulta Regionale della Scuola, con il compito di garantire l’informazione e il coinvolgimento delle soggettività che operano nel settore sulle attività regionali e sulle politiche nazionali;

  • contrastare la politica nazionale dei tagli, rivendicando la competenza regionale in materia di dimensionamento e di razionalizzazione della rete e salvaguardando il maggior numero di istituzioni scolastiche correlato al sistema della mobilità locale, alla rete dei servizi e ai bisogni formativi dei territori, anche attraverso deroghe;

  • contrastare l’abbassamento dell’obbligo scolastico, favorendo la sua estensione a 18 anni per garantire a tutte/i un’ istruzione adeguata;

  • promuovere specifiche iniziative didattiche e tecniche innovative a sostegno del livello qualitativo dell’insegnamento/apprendimento, per la promozione del successo scolastico e la prevenzione della dispersione, attraverso il ricorso alle graduatorie ad esaurimento degli uffici scolastici provinciali

  • avviare iniziative a favore del diritto al sapere, attraverso servizi a carattere collettivo (trasporti, mense, prolungamento tempo scuola e disponibilità di spazi pubblici, attività di integrazione e di recupero didattico) e individuale (carta dello studente, sostegni individuali per soggetti in condizioni di svantaggio…)

  • rispettare la normativa relativa ai parametri standard per la composizione delle classi e per la sicurezza scolastica;

  • destinare risorse adeguate per l’edilizia scolastica e l’ammodernamento di laboratori, biblioteche, palestre.

 

Università, diritto allo studio e sostegno ai giovani ricercatori

La situazione degli investimenti sull’Università e la Ricerca in Italia è allarmante: la spesa pubblica destinata all’istruzione universitaria e alla ricerca è notevolmente al di sotto alla media europea e della media Ocse.

A fronte di ciò il Governo nazionale conferma tagli vertiginosi al Fondo Nazionale Ordinario delle università, con effetti devastanti in termini di qualità della ricerca e della formazione.

Su questi grandi temi la Regione ha la possibilità di aprire spazi importanti di intervento, assumendo come punti di riferimento l’art.34 della Costituzione.

Diritto allo studio:

  • copertura del 100% e rispetto dei tempi di erogazione delle borse di studio per tutti gli idonei;

  • proporzionalità della contribuzione regionale in base alle dichiarazioni ISEEU e CFU e intensificazione dei controlli;

  • miglioramento del servizio mensa per gli studenti e possibilità di servizi alternativi alla mensa gestita dai privati (allestimento di cucine e angoli cottura all’interno dei collegi A.di.su);

  • carta dello studente per l’usufrutto gratuito o a prezzo ridotto di tutti i servizi a carattere collettivo necessari per l’esercizio della conoscenza (trasporti, mense, accesso a musei, teatri…); istituzione di bus navetta e contributi ai pendolari;

  • potenziamento del sistema pubblico delle residenze universitarie, attualmente del tutto insufficiente, finanziando un programma di edilizia concordata con studenti e ricercatori precari; donazione o affitto simbolico alle università di stabili di proprietà regionale da convertire a scopo abitativo; apertura dello Sportello Casa;

  • finanziamento di borse di dottorato, master, progetti di mobilità europea;

  • coinvolgimento della comunità dei ricercatori nella progettazione e nella gestione di progetti per la pianificazione e lo sviluppo regionale.

 

Formazione professionale

E’ necessario contrastare l’impostazione dominante che tende ad affermare l’integrazione tra istruzione e formazione professionale in funzione di un mercato del lavoro sempre più precario e flessibile. L’assolvimento dell’obbligo perfino nell’apprendistato, come vorrebbe la ministra Gelmini, è frutto di una concezione classista della società: significa trasferire subdolamente i ragazzi e le ragazze problematici e socialmente svantaggiati dall’istruzione di stato, con qualifiche spendibili su tutto il territorio nazionale, alla formazione regionale, per lo più gestita dai privati.

  • La formazione professionale deve essere successiva all’obbligo d’istruzione, non sostitutiva.

  • Va salvaguardato il ruolo pubblico della FP, come sistema complesso all’interno di una programmazione regionale che realizzi un rapporto coerente fra esigenze del territorio, enti locali e mondo delle imprese in funzione del progresso tecnologico, della ricerca e dell’economia sociale e ambientale (ad esempio nel campo del riciclaggio, delle energie alternative, delle innovazioni tecnologiche).

  • Le regole di accreditamento e le risorse assegnate alle agenzie private devono essere sottoposte a rigorosa valutazione delle reali ricadute sul territorio.

  • Vanno individuati e sostenuti percorsi di alta formazione post diploma per la specializzazione di quadri tecnici e nuove figure professionali.

 

Diritti e democrazia

 

Pari opportunità

Le pari opportunità vanno declinate nell’assunzione della differenza di genere come elemento costitutivo della comunità. In tal senso i provvedimenti regionali devono rispondere a criteri di verifica dell’impatto di genere. L’autodeterminazione e la soggettività delle donne non devono essere pure petizioni di principio ma tradursi in concrete azioni di governo.

Vanno potenziati i centri antiviolenza e le case rifugio gestiti da donne, favorita la nascita di case delle donne, tutelata e incoraggiata l’occupazione femminile, anche attraverso l’erogazione di servizi specifici, armonizzati con piani specifici i tempi di vita e di lavoro.

L’orientamento sessuale non può essere causa di discriminazione: la Regione deve operare affinché venga garantita la piena fruizione di servizi e diritti a gay e lesbiche e favorire la cultura del rispetto della persona e la valorizzazione delle diversità contro la subcultura del pregiudizio.

Il concetto di pari opportunità va declinato anche con riguardo ai migranti di prima e successive generazioni: la Regione deve avviare politiche di prima e seconda accoglienza e di inclusione, dai servizi ai minori alle iniziative contro il lavoro nero e le forme di sfruttamento e di schiavitù.

La proposta al parlamento nazionale di un progetto di legge sulla cittadinanza di residenza può essere un passo significativo in tal senso.

Il no ai Centri di Identificazione e di Espulsione deve essere deciso, così come l’avversione ai provvedimenti razzisti messi in atto dal Governo Berlusconi.

L’Osservatorio permanente per il monitoraggio e la prevenzione di discriminazioni di natura socioeconomica, razziale, di genere e di orientamento sessuale deve essere uno strumento per il pieno rispetto delle pari opportunità.

Particolare attenzione va indirizzata al diritto al lavoro dei disabili, utilizzando tutte le opportune misure per la piena attuazione della legge 68/99 sull’inserimento lavorativo.

 

Diritto alla salute

Il centro–destra con Fitto presidente impose nella sanità drastici tagli su ospedali, reparti, personale, tecnologie, in una logica essenzialmente ragionieristica.

Aumentò il precariato tra i medici, gli infermieri, il personale ausiliario, peggiorò il livello di assistenza per i pazienti, continuò il foraggiamento degli interessi privati a danno della sanità pubblica. Il piano di Fitto fu duramente contestato a livello di massa. Le elezioni del 2005 furono vinte dal centro – sinistra grazie anche a quella protesta. Rifondazione Comunista, i Verdi e i Comunisti Italiani, in Consiglio Regionale come nella società pugliese, chiesero al Presidente Vendola una forte discontinuità nel funzionamento delle ASL, nelle scelte di governo in materia sanitaria contro le potenti lobby.

La risposta fu contraddittoria.

Ci sono stati buoni risultati nella legislazione, soprattutto con l’approvazione del Piano Regionale della Salute e con la stabilizzazione di migliaia e migliaia di precari. Lo stesso non può dirsi delle penose liste di attesa e della presenza a volte malavitosa delle lobby. Solo negli ultimi tempi si è avuta un’inversione di tendenza. C’è bisogno di maggiore radicalità: il cittadino e non il mercato al centro del servizio sanitario. Vanno incoraggiate le buone pratiche della partecipazione, dalle Amministrazioni locali alle organizzazioni sindacali, dalle Associazioni professionali ai comitati di cittadini. Il Piano Regionale della Salute prevede lo spostamento del baricentro dagli ospedali al territorio. Occorre investire di più nella prevenzione, nella salute delle donne, nella medicina del lavoro, negli ambulatori territoriali, nei consultori familiari, nei fattori di rischi ambientali e nella promozione della salute sui posti di lavoro, nella sicurezza alimentare.

Va curata la formazione continua degli operatori della salute.

Bisogna spendere di più e meglio nella sanità pubblica, contrastando ancora con maggiore efficacia i tagli al diritto alla salute operati dal governo Berlusconi nella divisione del fondo sanitario nazionale a danno delle popolazioni pugliesi.

 

Diritto alla casa

Va rilanciato il ruolo di governo pubblico del territorio, contro la logica delle dismissioni del patrimonio, dei condoni, della cosiddetta urbanistica contrattata e della deregolamentazione delle tutele ambientali e del sistema dei controlli pubblici.

Priorità:

  • Censimento delle esigenze abitative e del patrimonio pubblico

  • Messa in sicurezza degli immobili e recupero urbano, in particolare nei centri storici

  • Incremento dell’edilizia residenziale pubblica, con canoni sociali rapportati al reddito

  • Politiche di sostegno del diritto alla casa per i soggetti deboli

  • Sostegno all’edilizia ecologica

    Istituzione di un contributo a sostegno delle locazioni per i giovani.

Welfare

Il Welfare regionale va organizzato nell’ottica della piena partecipazione, coinvolgendo sia i soggetti istituzionali che le operatrici e gli operatori sociali, le associazioni degli utenti e le organizzazioni del terzo settore.

Quest’ultimo va inteso come opportunità per allargare la sfera dei servizi piuttosto che come livello sostitutivo o escamotage per ridurre i costi e sottrarre al pubblico la responsabilità di garante dei servizi offerti.

 

Servizi pubblici

Sul piano sociale la grande questione è quella della tutela dei servizi pubblici, la cui programmazione e gestione deve essere pubblica, e della garanzia che questi offrano prestazioni adeguate e a costi contenuti, in controtendenza con l’ulteriore spinta alla privatizzazione contenuta nei recenti provvedimenti governativi.

 

Rappresentanza e partecipazione

La questione democratica è strettamente intrecciata con quella morale. La legge elettorale pugliese contiene norme che riducono la rappresentanza in direzione di un sistema forzatamente bipolare.

Vanno, al contrario, ampliati gli spazi della rappresentanza, sociale, politica e di genere: in tal senso le vicende dell’ultima fase del Consiglio Regionale hanno dato un segnale davvero preoccupante.

Il riconoscimento del diritto alla rappresentanza, gli spazi e gli strumenti partecipativi, dal bilancio partecipato ai referendum propositivi, sono il miglior antidoto contro le derive antidemocratiche e la crisi della politica.

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Marzo 2010 18:27